Il Castello Normanno-Svevo di Bari è una fortezza medievale che si trova nella parte nord occidentale del borgo antico (antica zona periferica della città bizantina), in prossimità del Lungomare; anticamente, la costruzione era lambita dal mare, tanto che, ancora oggi, è possibile vedere distintamente l’ingresso via mare della costruzione, che dava risalto e lustro alla città mercantile, controllandola dalla sua periferia occidentale. Già dall’epoca del dominio Bizantino, Bari era una città fiorente, e continuò ad esserlo sotto il dominio Longobardo, di cui divenne ben presto la capitale; la città fu cinta da una poderosa fortificazione muraria, entro la quale spiccava la originaria struttura dell’edificio che poi divenne il Castello in età medievale.

Storicamente, pare che il Castello di Bari non servisse tanto a difendere la città dall’esterno, ma a controllarla dall’interno, come vollero i Normanni. Il Castello fu costruito intorno al 1131 per volontà di Ruggero il Normanno, e fu distrutto nel 1156 da Guglielmo I di Sicilia (durante una rappresaglia contro Bari), per poi essere riedificato da Guido il Vasto, nel XIII secolo, per volontà di Federico II di Svevia, che si occupò della sua ricostruzione, valorizzandone l’aspetto residenziale e rappresentativo e conferendogli requisiti più somiglianti ad una residenza. Sull’archivolto del portale fece scolpire l’aquila imperiale che stringe trionfante la preda tra gli artigli; nell’androne e nel cortile innalzò un portico e realizzò capitelli a fogliami e, nelle torri aggiunse oculi e finestre, per poter osservare la città dall’interno del maniero.

Secondo la tradizione, in questo Castello Federico II avrebbe voluto mettere alla prova la santità di Francesco d’Assisi tentandolo con una fanciulla, della quale il Santo rifiutò più volte le maliziose proposte carnali. bari-castello-svevo_n_3
Dopo gli interventi di Federico II, durante il XVI secolo, furono effettuati vari rifacimenti per adeguarne la struttura alle esigenze difensive dell´epoca: gli Spagnoli dotarono l’edificio originario di una cinta bastionata sui tre lati verso terra, mentre Isabella d’Aragona e Bona Sforza lo trasformarono in dimora principesca degna di una corte, meta di letterati, artisti e uomini potenti. Le mura vennero restaurate e rifatte tra i secoli XV e XVI, e dovettero essere il vero e proprio fiore all’occhiello della città se, all’arrivo di Bona Sforza nel 1556, si ritenne di dover ostentare la munificenza della universitas cittadina facendole percorrere il tragitto fino al castello costeggiando il tratto meridionale della cinta.

Il complesso del Castello si articola in due parti: la più antica, di origine e fattura normanne, ha pianta trapezoidale con due torri quadrangolari delle quattro originarie, comprende anche il mastio e fu ricostruita per volere di Federico II tra il 1233 ed il 1240. La seconda parte ingloba i baluardi a scarpata con torrioni angolari a lancia sul fossato che furono addizionati nel XVI secolo sui tre lati limitrofi alla città vecchia. Il perimetro fortificato contava quattro torrioni, detti di San Domenico, del Vento, di Sant’Antonio e di Santa Scolastica. Il fortino S. Antonio Abate è uno dei due sopravvissuti baluardi di difesa: doveva esistere sin dal Trecento, almeno come torre, anche se le notizie più fondate lo collocano in pieno secolo seguente identificandolo nelle forme di un piccolo castello (detto “torre di S. Antonio” per la presenza di una preesistente chiesetta dedicata a quel Santo), dotato anche di castellano e di presidio armato.

 

Il Castello, esternamente, è caratterizzato dalle torri quadrate che lo sovrastano e da un fossato largo e profondo; vi si accede dal lato sud, varcando il ponte sul fossato ed entrando nel cortile tra i baluardi cinquecenteschi ed il mastio svevo. Nel cortile interno vi sono vani e saloni che ospitano la gipsoteca, mentre, al piano superiore, si trova la Soprintendenza alle Gallerie.
Alcune campagne di scavi condotte all’interno del castello hanno messo in luce la presenza di alcuni antichi insediamenti longobardi e bizantini, risalenti ai secoli IX e X, sui quali poi sarebbe stato costruito il primo nucleo dell’edificio. Inoltre, sul lato orientale della muratura della cinta esterna si è scoperto, all’interno del muro, un camminamento di guardia coperto, di epoca sveva, che confermerebbe come, nel periodo federiciano, la difesa dei castelli si basava su due livelli: uno inferiore accessibile direttamente dall’interno attraverso un porticato scandito da pilastri ed archi a sesto ribassato, l’altro superiore e scoperto (camminamento di ronda), definito da saettiere e merlature. Si può affermare sicuramente che la xzona del Castello Svevo è quella dove si trovano, stratificati, tutti gli insediamenti abitativi di Bari: già 4000 anni fa, qui sorse un primo villaggio preistorico, a cui si sono succeduti, duemila anni fa, prima i Greci e poi i Romani, fino alle note vicende avvenute nel Medioevo.

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