3-valsinni-panorama-dal-castelloIl Castello di Valsinni, arroccato su di uno sperone di roccia e circondato dai dirupi, è stato costruito intorno all’anno Mille, nel cuore della Valle del Sinni, fiume che allora scorreva impetuoso tra lussureggianti boschi, nel territorio di Favale (l’antico nome di Valsinni). Proprio questo maniero, immerso nella natura selvaggia, è il teatro degli eventi qui descritti, che accaddero nella prima metà del ‘5oo, periodo in cui, in buona parte dell’Europa, c’erano forti tensioni tra Francia e Spagna, che si contendevano molti feudi dell’Italia meridionale.

Al tempo dei fatti, Favale era sotto il dominio francese, ed era governata dal barone Giovanni Michele Morra, nobiluomo di stirpe normanna, a cui i francesi avevano affidato il feudo dell’antica Valsinni all’inizio del secolo. Giovanni Morra abitava nel castello con la moglie e gli otto figli, Marcantonio, Scipione, Isabella, Decio, Cesare, Fabio, Porzia e Camillo. Dopo la vittoria di Carlo V d’Asburgo sull’esercito di Francesco I di Francia, alleato dei Morra, buona parte dell’Italia del Sud passò sotto il dominio spagnolo, e con essa il feudo di Favale, e nel 1528 Giovanni Morra fu costretto a fuggire a Parigi col figlio Scipione, lasciando nel castello il resto della famiglia. Soltanto dopo, il feudo ritornò al primogenito Marcantonio Morra.

In questo contesto, Isabella Morra, nata attorno al 1520, crebbe con il solo supporto della madre, amica e confidente, dato che i fratelli maschi si dedicavano soltanto alla caccia, alle donne ed ai banchetti. Sin da piccola, Isabella Morra, molto studiosa, si dedicò alla letteratura ed alla poesia, divenendo prestissimo, a detta dei precettori, una geniale poetessa di stile petrarchesco.

Giorno dopo giorno, cresceva il dramma interiore della ragazza di animo nobile e sensibile, combattuta tra il suo amore per la vita, l’arte e la poesia, ed il senso di solitudine e paura, visto che si vedeva quasi prigioniera nel suo castello, da cui non poteva allontanarsi, isolata anche dagli affetti familiari. Isabella trascorre quindi la sua giovinezza tra le mura del castello di Favale, componendo versi bellissimi e tristissimi, studiati nei secoli da molti letterati, tra cui Benedetto Croce, e ancora, in certi aspetti, misteriosi.

Nelle poesie di Isabella Morra il tema centrale è la sua solitudine nel Castello, lontano da cantori, dame e cortigiani, nella speranza vana che il padre torni a prenderla per portarla via da quei tormenti. Nei versi, spesso è descritto il paesaggio che Isabella vedeva dalla finestra, implorando il fiume Sinni di ripetere il suo lamento quando lei non ci sarebbe stata più:

“Torbido Siri, del mio mal superbo,
or ch´io sento da presso il fine amaro
fa’ tu noto il mio duol al padre caro,
se mai qui ‘l torna il suo destino acerbo”.

La tragedia di Isabella Morra

In quel tempo, Bollita (oggi Nova Siri), un feudo confinante con Favale, era governata da Antonia Caracciolo, amica di Isabella Morra ed anch’essa nobildonna amante della letteratura, e dal consorte Diego Sandoval de Castro, governatore di Taranto, e appassionato di poesia petrarchesca.

Fu così che nacque un’intensa corrispondenza epistolare tra Diego ed Isabella, che probabilmente sfociò in una storia d’amore; le lettere erano consegnate tramite un precettore, ma, mentre si sono ritrovate quelle di Diego ad Isabella, nulla si sa di quelle spedite dalla ragazza al barone. isabella-morraTutto era tranquillo fino a quando i fratelli di Isabella scoprirono la relazione con Diego, spagnolo (e quindi della fazione rivale), e mal tollerarono che la loro sorella potesse essere legata, anche se solo per fini intellettuali, ad un cavaliere spagnolo, opponendosi rigidamente a questa relazione. Nel frattempo qualcuno insinuò che i due avessero in mente un piano per favorire l’occupazione armata del feudo di Favale da parte delle truppe spagnole, per cui i fratelli iniziarono a sospettare Isabella di complotto e tradimento, e la rinchiusero nelle stanze del castello; infine, quando la sorpresero a parlare con un messaggero di Diego Sandoval, decisero che l’onta andava lavata col sangue.

Pertanto, i fratelli uccisero dapprima il precettore (Torquato, il maestro di letteratura che Isabella riceveva spesso), poi, la notte seguente penetrarono di nascosto nella stanza della sorella, pugnalandola a morte nel sonno. Non contenti, col pretesto di una battuta di caccia, tesero anche un agguato a Diego Sandoval, che uccisero di notte in un bosco a Noepoli, con l’aiuto di alcuni parenti. Subito dopo l’agguato, per motivi legati al codice d’onore, i fratelli di Isabella furono costretti a fuggire in Francia, dal padre. isabella-morraDopo la morte di Isabella Morra, molti sono convinti che il suo fantasma inquieto vaghi ancora nel castello, altri dicono di aver scorto la sua eterea sagoma incappucciata in un mantello nero camminare sui bastioni, e qualcuno giura anche che, nelle notti di tempesta, ella si affacci silenziosa alle finestre perché il fiume Sinni porti lontano il suo dolore…