Il fiume Ofanto è il principale corso d’acqua della Puglia: con i suoi 170km di lunghezza, attraversa parte della Campania, dove sorge in provincia di Avellino, e la Basilicata, nella regione del Vulture, e la Puglia, fino a sfociare nel Mare Adriatico poco a nord di Barletta; esso attraversa ben 51 comuni. Le sorgenti del fiume si trovano in Alta Irpinia, tra  i comuni di Torella, S. Angelo e Nusco, dove un insieme di falde e rigagnoli dà origine al torrente principale che via via si ingrandisce, scendendo dall’Appennino verso la pianure pugliesi.

I principali affluenti dell’Ofanto sono il torrente Isca de Morra, il torrente Osento, la Fiumara di Atella, il torrente Locone, ed il torrente Rendina. L’Ofanto, durante il suo corso, attrversa parte dell’Iripinia, in Campania, in una valle boscosa nella quale si trovano il lago di Conza e la cascata di Lioni, uno straordinario salto naturale di circa 15 metri. Da qui, l’Ofanto entra nella regione del Vulture, scorrendo in una valle stretta e molto boscosa, lontana dai centri abitati, frequentata solo da greggi e mandrie portate a pascolare lungo le rive. In Puglia, l’Ofanto ha un corso più regolare, lento, limaccioso e dal fondo sabbioso, e, sulle sponde, i campi coltivati prendono il posto dei boschi e della fitta vegetazione.

Il corso del fiume Ofanto è caratterizzato da una biodiversità molto variegata: dalle sorgenti alla foce la vegetazione è un susseguirsi di pioppi, salici, ontani, faggi, querce ed olmi e qui trovano il loro habitat naturale molte specie di mammiferi (volpe, riccio, topo campagnolo), rettili (biscia d’acqua, biacco, ramarro) ed anfibi (rane, rospi, raganelle).

Istituito dalla Regione Puglia nel 2003, il Parco Naturale Regionale Fiume Ofanto è un´area naturale protetta che comprende i comuni di Canosa di Puglia, San Ferdinando di Puglia, Candela, Ascoli Satriano, Cerignola, Margherita di Savoia e Barletta. All’interno dell’area si trovano numerose testimonianze archeologiche del passato, soprattutto di epoca Romana, ma anche importanti ecosistemi fluviali e boschivi che vanno salvaguardati; il parco poi è l’unica zona d’Italia dove vive e si riproduce la ‘lontra fluviale’.

Il fiume Ofanto consente anche di svolgere interessanti attività turistiche a contatto con la natura: canoa e kayak nei boschi lussureggianti, escursioni a cavallo lungo gli antichi tratturi della transumanza, birdwatching nelle riserve naturali, fiume-ofanto-parco_1ma anche cicloturismo, trekking e pesca sportiva. Da sempre, la valle dell’Ofanto è stata uno dei luoghi più antichi dell’Italia meridionale in cui si sonoavuti insediamenti umani: il clima favorevole, la vegetazione nutrita e l’abbondanza di acqua furono i fattori principali che favorirono la costruzione di interi villaggi di agricoltori ed allevatori già alcuni millenni prima di Cristo. Nella valle del fiume sono state ritrovate le tracce di molti insediamenti abitativi del passato: villaggi preistorici, templi pagani, grotte, necropoli, torri di avvistamento, nonché utensili ed attrezzi per l’agricoltura e la caccia.

Interessanti sono i resti degli antichi ponti romani costruiti lungo l’Ofanto, a Canosa e a Canne della battaglia, oltre al ‘pons Aufidii’; in queste terre si sono verificati anche importanti eventi storici: nel 293 avanti Cristo, nel bacino del fiume, Sanniti e Romani si scontrarono per definire il predominio nell’Italia Meridionale, mentre, più tardi ci furono la battaglia tra Roma e Pirro (279 a.C.) e la Battaglia di Canne (216 a.C.) combattuta tra Romani e Cartaginesi; secoli dopo, per motivi diversi, in queste valli hanno combattuto anche i Goti, i Longobardi, i Saraceni, gli Svevi, i Normanni e gli Angioini. Non sono stati rari, infatti, i ritrovamenti di scheletri di soldati, resti di armi ed armature in rame e ferro da parte degli agricoltori della zona.

Lungo la valle dell’Ofanto poi, esistono ancora tracce dei numerosi tratturi che anticamente costituivano le ‘vie della transumanza’, percorse soprattutto dai pastori che dall’Abruzzo scendevano sino in Puglia e Basilicata; i principali tratturi erano quelli che collegavano Barletta-Grumo, il tratturello Canosa-Ruvo, il braccio Canosa-Minervino e il tratturello Venosa-Ofanto. Molto importanti, in passato, sono state le masserie, veri centri di produzione ed allevamento, che hanno contribuito, soprattutto nel XVIII secolo, allo sviluppo organico del sistema agricolo nel territorio dell’Ofanto.

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L’importanza strategica del fiume nel passato è ulteriormente confermata dai numerosi castelli e manieri che si affacciano, anche da lontano, sul suo corso: tra i più famosi ci sono i castelli di Ascoli Satriano, Atella, Barletta, Bisaccia, Calitri, Candela, Canosa, Caposele, Castelgrande, Cerignola, Guardia Lombardi, Lavello, Melfi, Minervino Murge, Monteverde, Muro Lucano, Rocchetta S. Antonio, San Fele, Sant’Angelo dei Lombardi, Torella dei Lombardi e Venosa (fonte GAL CILSI).